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  Danno morale - Interessante sentenza Tribunale di Gela
 

 

 
REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE DI GELA

Sezione Civile
in persona del Giudice Unico, Dott.ssa Clelia Buonocore, ha pronunciato e
pubblicato, mediante lettura del dispositivo, all'udienza del 23 aprile 2009, la
seguente

SENTENZA

nella causa civile di primo grado, iscritta al N. ----- del ruolo generale per gli
affari contenziosi dell'anno 2006, vertente

TRA
???????????????????, elettivamente domiciliata  in Gela,  al  Corso Vittorio
Emanuele n.  231,  presso lo  studio  dell
'Avv.  Gioacchino  Marletta, che la
rappresenta e difende per mandato a margine del ricorso.

Ricorrente
E
???????????? e residente in Gela, alla Via ????????????

Convenuto contumace
NONCHÉ'
?????? ASSICURAZIONI S.p.A., ????????????????????????????? che la rappresenta e difende per mandato in calce alla copia notificata del ricorso introduttivo.

 


OGGETTO: domanda di risarcimento danni da circolazione stradale.

CONCLUSIONI All'udienza del 23 aprile 2009 i Procuratori delle parti si
riportavano alle conclusioni già rassegnate nei propri scritti difensivi e nei verbali
di causa, nei termini che seguono:

per la ricorrente: "In via preliminare, chiede rimettersi la causa in istruttoria per
l'ammissione e l'espletamento dei mezzi di prova già articolati e per il rinnovo
delle operazioni peritali. Nel merito, e senza recesso dalle richieste di cui innanzi,
chiede che il Tribunale, adversiis rejectis ed in accoglimento della presente
domanda, voglia ritenere e dichiarare che l'incidente per cui è causa si è verificato
per fatto e colpa esclusivi di ??????????? , conducente e proprietario
dell'autovettura ???????????????? , assicurato per la r.c.a. con la ??????????????????.

Dire, pertanto, che la ricorrente ha diritto al risarcimento di
tutti i danni patiti a seguito del predetto incidente, così come indicati in ricorso.
Conseguentemente, condannare i convenuti, in solido tra loro, al pagamento, in
favore della ricorrente, della somma di euro 20.0
31,88 - o di quell'altra maggiore
o minore accertata nel corso del giudizio - con la rivalutazione monetaria e gli
interessi legali dal dì del fatto e fino all'effettivo, integrale soddisfo. Con vittoria
di spese e compensi di giudizio";

per la ?????????????? Assicurazioni S.p.A.: "Piaccia, al Tribunale, disattesa ogni contraria istanza, eccezione e difesa, nel merito rigettare le domande tutte formulate dall'attrice in quanto illegittime, infondate, erronee e non provate. Con vittoria di spese e compensi di difesa".

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso ex art. 3 della L. n. 102/2006, depositato il 3 maggio 2006, ??????
deduceva che, in data 20 agosto 2005, alle ore 20:00 circa, si trovava a
viaggiare come trasportata sull'autovettura Fiat Multipla ????????????? , di
proprietà di essa istante ma nel frangente condotta dal coniuge ?????????? , allorquando il predetto veicolo, mentre si trovava fermo al semaforo
posto lungo la Via Niscemi di Gela, in prossimità dell'incrocio con la Via

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Venezia, era stato violentemente tamponato dall'autovettura Fiat Punto ?????????????? , condotta dal proprietario ????????????? ed assicurata, per la r.c, presso la ??????????? Assicurazioni S.p.A.

La ricorrente, premesso che nell'occasione si trovava ad occupare il sedile
anteriore destro della Fiat Multipla, con la cintura regolarmente allacciata,
deduceva che, nel violento impatto tra i veicoli, conseguente al cennato
tamponamento, aveva riportato varie lesioni personali, con esiti invalidanti a
carattere permanente, che avevano reso necessario - nell'immediatezza dei fatti e,
nuovamente, a distanza di qualche mese - il ricorso alle cure dei Sanitari del
Nosocomio di Gela i quali le avevano diagnosticato, tra l'altro, una
"cervicomialgia post-traumatica con scivolamento dello spigolo somatico antero
superiore di C6" e, successivamente, problemi all'orecchio sinistro.

???????????????? evidenziava, infine, che, dovendo l'evento lesivo sofferto,
ascriversi, in via esclusiva, alla condotta di guida colposa di ???????????? , con
lettera raccomandata del
31.08.2005 aveva formulato istanza risarcitoria alla ?????? Assicurazioni S.p.A.; precisava che, tuttavia, tale Compagnia di assicurazioni, mentre aveva dato corso al risarcimento integrale dei danni materiali riportati, nel tamponamento, dalla Fiat Multipla tg. ??????? , non aveva riscontrato, in alcun modo, la richiesta di ristoro dei pregiudizi sofferti da essa ricorrente per le lesioni personali subite per effetto del sinistro, da quantificarsi in complessivi euro 20.031,88 - ovvero nel diverso accertato in corso di causa - oltre rivalutazione monetaria ed interessi legali, con decorrenza dalla data del sinistro.

Pur all'esito di rituale e tempestiva notifica del ricorso e del pedissequo decreto
di fissazione d'udienza, ???????????? rimaneva contumace.

Con comparsa depositata in data 4 ottobre 2006, si costituiva, invece, la ?????
Assicurazioni S.p.A., la quale, in via preliminare, deduceva che essa Compagnia
assicuratrice non era stata messa in condizione di verificare,
nell'art e nella
relativa entità, le lesioni personali che ???????? asseriva di aver riportato
nel  sinistro dedotto in lite, dacché l'odierna ricorrente, mentre aveva fatto

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periziare il veicolo di sua proprietà, non aveva inteso, invece, sottoporsi alla visita
medica del Consulente all'uopo incaricato da essa ????? Assicurazioni S.p.A..

La Compagnia assicuratrice convenuta, nel riservare all'esito dell'espletanda
istruttoria ogni considerazione in merito alla responsabilità per l'occorso,
contestava nel quantum le richieste risarcitone di cui in ricorso, eccependo che le
stesse erano state formulate "in maniera arbitraria" e senza alcuna specifica
indicazione dei parametri assunti per la relativa quantificazione.

La ????? Assicurazioni S.p.A. eccepiva, ancora, l'infondatezza della domanda
con la quale ???????????, senza fornire alcun elemento di prova in ordine al
ed. maggior danno, aveva chiesto, con riferimento all'importo liquidato a titolo di
ristoro dei danni, non solo la corresponsione degli interessi legali ma anche la
rivalutazione monetaria; deduceva, poi, che al fine di statuire sulla spettanza o
meno degli accessori richiesti, non poteva non tenersi conto del fatto che l'odierna
ricorrente, in patente violazione di specifici obblighi di legge, non aveva
consentito, ad essa Compagnia di assicurazione, i controlli necessari per
addivenire alla definizione stragiudiziale della vicenda.

Su tali premesse, la ?????? Assicurazioni S.p.A. concludeva chiedendo l'integrale rigetto delle domande formulate da ???????, con condanna della Stessa
alla rifusione delle spese di lite.

Acquisita documentazione conferente, all'udienza del 28 marzo 2007 si dava
atto del fatto che ???????non era comparso, senza giustificato motivo, per rendere l'interrogatorio formale deferitogli; indi, espletata C.T.U. medico – legale sulla persona di ????????????? ed acquisiti chiarimenti dall'Ausiliare del Giudice, all'udienza del 23 aprile 2009, all'esito della discussione delle parti, veniva pronunciata e pubblicata, mediante lettura del dispositivo, la presente sentenza.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Va, in primo luogo, osservato che la domanda avanzata da ???????????? è
proponibile, avendo l'odierna ricorrente ottemperato al disposto di cui all'allora
vigente art. 22 della legge 24 dicembre 1969 n. 990, con lettera raccomandata

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ricevuta dalla società assicuratrice convenuta in data 31 agosto 2005, ed avendo
introdotto
la presente domanda dopo il vano decorso del termine previsto da tale
norma.

Passando, ora, all'esame del merito, ritiene questo Giudice che la domanda
formulata da ????????? si palesi fondata e, come tale, meritevole di accoglimento, sia pur nei limiti di seguito indicati.

Deve, in primo luogo, osservarsi che gli esiti dell'istruttoria svolta consentono
di ritenere, senz'altro, che il sinistro dedotto in lite vada ascritto alla responsabilità
esclusiva di ?????????????? , proprietario e conducente della Fiat Punto tg. ????

A tal proposito, deve osservarsi che gli Agenti della Polizia Municipale di
Gela - intervenuti sul luogo del sinistro nell'immediatezza dei fatti - sulla scorta
dei dati ed elementi oggettivi rilevati in loco e delle dichiarazioni rassegnate dai
conducenti dei veicoli coinvolti nell'incidente, hanno ritenuto di poter ricostruire
la dinamica dell'occorso nei seguenti termini: '7
/ veicolo A (n.d.r. Fiat Punto tg.
??????????? , di proprietà di ???????? e, nel frangente, condotta dal Medesimo) percorreva la Via Nisce
mi in direzione di marcia sud-nord; giunto in prossimità dell 'intersezione con la Via Venezia, andava a tamponare il veicolo B (n.d.r. Fiat Multipla tg. ??????????, di proprietà della ricorrente e sulla quale, nell'occasione, ????????????? si trovava a viaggiare come trasportata) che lo precedeva nella marcia [...]. Al momento del nostro intervento tutti i veicoli coinvolti si trovavano nella posizione statica assunta subito dopo il sinistro. Sulla sede stradale non si evidenziavano tracce di frenata eventualmente riconducibili ai veicoli coinvolti ".

Va, peraltro, osservato che gli Agenti del Corpo di Polizia Municipale di Gela,
nel descrivere il luogo teatro dell'occorso, hanno dato conto del fatto che il
sinistro si è verificato su un tratto di strada rettilineo, sul quale era in funzione un
impianto semaforico; hanno, altresì, precisato che, nel frangente
, la Fiat Multipla
su cui si trovava a viaggiare ???????????? , per effetto del movimento indotto

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dal tamponamento da parte dell'autoveicolo condotto da ???????????? , aveva
urtato leggermente altro veicolo che la precedeva.

Nel medesimo rapporto di sinistro, ad evidenziare e confermare, ancora, che il
sinistro dedotto in lite si è sostanziato in un tamponamento di non lieve portata da
parte della Fiat Punto ???????? ed in danno della Fiat Multipla tg. ?????????? ,
si legge, poi, che, nell'impatto, l'autovettura di proprietà di ??????????????,
riportava danni alla parte anteriore {cofano anteriore introflesso, paraurti
anteriore abraso, radiatore danneggiato)
ed, invece, il veicolo di parte ricorrente
rimaneva danneggiato nella parte posteriore {cofano posteriore introflesso,
paraurti posteriore abraso, probabili danni interni non chiaramente visibili).

Deve rilevarsi, ancora, che nel frangente, all'esito degli accertamenti effettuati
sui luoghi e della ricostruzione della dinamica dell'occorso, come innanzi
descritta, gli Operanti della Polizia Municipale di Gela rilevavano, a carico del
solo ?????????????? , la violazione del disposto dell'art. 149, comma I, C.d.S., a
mente del quale
"durante la marcia i veicoli devono tenere, rispetto al veicolo che
precede, una distanza di sicurezza tale che sia garantito in ogni caso l'arresto
tempestivo e siano evitate collisioni con i veicoli che precedono"
'.

Le emergenze di cui innanzi sono, peraltro, suffragate dagli elementi di
giudizio ritraibili, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 232 c.p.
c, dalla
circostanza che il convenuto contumace ???????????? , pur all'esito di rituale
notifica dell'ordinanza a
mmissiva della prova per interpello, non è comparso,
senza giustificato motivo, per rendere l'interrogatorio formale deferitogli, e
vertente, proprio, sulla circostanza dell'intervenuto, violento tamponamento della
Fiat Multipla tg. ??????????? da parte della Fiat Punto tg. ?????????? condotta dal
predetto ????????????? , nel mentre il veicolo di proprietà di ???????????? si
trovava incolonnato sulla Via Niscemi, preceduto da altri mezzi.

Non va taciuto, poi, che, nell'immediatezza dei fatti, ?????????? - con
dichiarazioni aventi, indubbiamente, la valenza di una confessione stragiudiziale
fatta ad un terzo, ai sensi e per gli effetti di cui all'art. 2735, u. co., c
e. - agli
Agenti del Corpo di Polizia Municipale di Gela riferiva quanto segue: "Stavo

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percorrendo la Via Niscemi in direzione di marcia sud - nord; giunto
al
i 'intersezione con la Via Venezia mi fermavo al semaforo rosso, anche se io non
lo vedevo in quanto ero dietro ad una fila di veicoli incolonnati, fra i quali
l'ultimo, cioè quello che mi precedeva nella marcia, era una Fiat Multipla, quindi
abbastanza ingombrante. Dopo essermi fermato, facevamo per ripartire quando
improvvisamente il veicolo che mi precedeva frenava ed io l'ho tamponato ".

D'altro canto la ??????????  Assicurazioni S.p.A., nel costituirsi nel presente giudizio, non ha mosso contestazione alcuna in merito alla prospettazione della dinamica dell'occorso, come offerta nel ricorso introduttivo, avendo, peraltro, già
provveduto a
ristorare ????????? per i danni materiali riportati dalla Fiat Multipla in conseguenza del sinistro per cui è causa.

Orbene, dal complesso degli elementi di cui innanzi è dato inferire, senza tema
di dubbio, la responsabilità esclusiva per l'occorso in capo a ?????????? , che,
nel frangente, alla guida della Fiat Punto tg. ???????????? , in patente violazione del disposto dell'art.
149 C.d.S, non manteneva, rispetto alla Fiat Multipla, la dovuta distanza di sicurezza, e, comunque, teneva una condotta tale da non essere in condizione di arrestare tempestivamente la marcia, in modo da evitare la collisione con il mezzo che lo precedeva.

Né, d'altro canto, sono state allegate o provate circostanze atte a superare la
presunzione di responsabilità, operante, nel caso concreto, in danno di ??????

Invero, come certo noto, per il disposto dell'art. 149, comma I, del vigente
Codice della Strada (D.Lgs. n. 285 del 1992) il conducente di un veicolo deve
essere in grado di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del mezzo, evitando
collisioni con il veicolo che precede, per cui l'avvenuta collisione pone a carico
del conducente medesimo una presunzione de facto di inosservanza della distanza
di sicurezza, con la conseguenza che, non potendosi applicare la presunzione di
pari colpa di cui all'art. 2054, comma 2, c
e, egli resta gravato dall'onere di dare la
prova liberatoria, dimostrando che il mancato tempestivo arresto dell'automezzo e
la conseguente collisione sono stati determinati da cause in tutto o in parte a lui

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non imputabili (in tal senso, explurimis, Cass. Civ., Sez. Ili, 21 settembre 2007, n.

19493).

Ciò posto, deve osservarsi che, ad escludere o limitare la responsabilità di

???????? non può certo valere la circostanza, dal Medesimo prospettata in sede di dichiarazioni rassegnate alla Polizia Municipale di Gela nell'immediatezza dei fatti, secondo cui, nella concreta fattispecie all'attenzione, vi sarebbe stato una

repentino arresto della marcia da parte della Fiat Multipla.

Ed, infatti, prescindendo, pure, dalla considerazione che la circostanza in
oggetto non è stata né allegata né provata nel presente giudizio - ch
e, anzi, gli
Operanti intervenuti in loco hanno espressamente precisato di non aver rinvenuto
tracce di frenata - non può non rammentarsi che la ratio sottesa alla disposizione
di cui all'art. 149 C.d.S., relativa all'obbligo di mantenere le distanze di sicurezza,
è non soltanto quella di prevenire la collisione tra veicoli accodati ma, più in
generale, quella di garantire in ogni caso l'arresto tempestivo del veicolo che segue
per prevenire qualunque ostacolo o pericolo che risulti in qualsiasi modo
ricollegabile, direttamente o indirettamente, alla circolazione del veicolo che
precede; a ciò consegue, quindi, che in nessun caso l'arresto improvviso del
veicolo che precede può essere considerato evento improvviso ed imprevedibile.

In conclusione, dunque, alla luce delle complessive emergenze istruttorie di cui
innanzi, deve ritenersi che il sinistro dedotto in lite è ascrivibile, in via esclusiva,
alla condotta di guida colposa, in violazione dell'art. 149 C.d.S., posta in essere da
???????????? , proprietario e conducente della Fiat Punto tg. CA 464 YV, assicurata per la r.c
. presso la ?????? Assicurazioni S.p.A..

L'affermazione della civile responsabilità di ?????????? determina la condanna dello Stesso, in solido con la ??????? Assicurazioni S.p.A., al risarcimento dei danni subiti da ?????????? - trasportata sull'autovettura tamponata – in conseguenza dell'evento dedotto in lite.

Per quel che concerne l'entità del danno sofferto da ?????????? , deve osservarsi che dall'espletata consulenza medico - legale, cui nel corso dell'istruttoria è stata sottoposta la ricorrente (che all'epoca del sinistro, occorso in

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data 20 agosto 2005, aveva l'età di anni 38 essendo nata il 09.07.1967), è emerso
che Costei, in conseguenza dell'incidente, ha riportato un "una contusione
cervicale con scivolamento dello spigolo somatico antero
-inferiore di C6'\ da cui
è derivata una inabilità temporanea assoluta di giorni 10, parziale al 75% di giorni
10 e parziale al 50% di giorni 15, residuandole un'invalidità permanente,
sostanziantesi in "dolorabilità al collo e segni muscolo-scheletrici con iniziale
limitazione articolare e dolorabilità regionale concomitante da preesistente
sinostosi C5-C6"
, che il CTU ha valutato nella misura del 2% (due per cento).

Le patologie innanzi evidenziate, eziologicamente ricollegabili all'evento in
ragione dei documenti medici in atti e delle considerazioni svolte dal Consulente,
giustificano le conclusioni cui è pervenuto il CTU, che questo Giudice condivide e
fa proprie per la scrupolosità con la quale sono stati acquisiti e vagliati i dati di
base e per la completezza del procedimento logico - tecnico seguito nella
valutazione degli elementi così acquisiti.

Segnatamente, attesi i rilievi formulati dal C.T. di parte ricorrente, deve
osservarsi che l'Ausiliare del Giudice, nell'elaborato peritale depositato in data
12.10.2007 e nella successiva relazione del 29.08.2008, contenente i chiarimenti
richiesti da questo Giudice, ha dato conto, in maniera puntuale e coerente, del
processo logico - tecnico seguito nelle proprie valutazioni, ai fini
dell'individuazione del grado percentuale dell'invalidità permanente, nonché delle
ragioni per le quali ha ritenuto di dover escludere la sussistenza del nesso
eziologico tra l'evento dannoso dedotto in lite e la disfunzione dell'articolazione
temporo - mandibolare pur riscontrata sulla persona di ???????????? , giusta
documentazione medica versata in atti.

A tal proposito deve rilevarsi che già nell'elaborato peritale depositato in data
12.10.2007, il C.T.U. ha evidenziato che la perizianda, per quanto dalla Stessa
riferito, in età adolescenziale aveva subito
"un non meglio precisato trauma
cervicale con schiacciamento di due vertebre cervicali C5-C6".
Indi, all'esito
dell'esame obiettivo generale e locale sulla persona di ???????????? ,
l'Ausiliare del Giudice ha rilevato, "buone condizioni generali di nutrizione e

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sanguificazione; organi extrascheletrici apparentemente indenni da lesioni
patologiche clinicamente evidenziabili"
precisando, poi, quanto segue: "Rachide
cervicale in asse; normale appare la curvatura lordosica del rachide cervicale; la
pressione digitale sulle apo
fisi spinose e sulle masse paravertebrali del rachide
cervicale viene riferita modicamente dolente; non segni di irritazione radicolare
né midollare; il soggetto in esame riesce a guardare il tetto della stanza da visita
ed, invitato a flettere il rachide cervicale, il mento dista un dito traverso dallo
sterno; forza prensile conservata ".

Il C.T.U. ha, quindi, riferito che un controllo radiografico eseguito in data
27.09.2007 su sua richiesta aveva evidenziato
"fusione completa dei corpi e dei
processi articolari di C5-C6; modesti segni di spondilosi cervicale".
Pertanto,
sulla scorta dei dati complessivamente acquisiti, ai fini dell'apprezzamento del
nesso eziologico tra l'evento concretamente occorso, le lesioni riportate da ???????????? e le patologie successivamente riscontrate sulla persona della ricorrente, ha così osservato: "In seguito al tamponamento" ?????????? [...]
"ha potuto subire un movimento della colonna cervicale di una certa entità ed eteroindotto, con iniziale, rapida e non controllata iper estensione del collo, seguita dalla iperflessione dello stesso, in grado di compromettere la funzionalità della cerniera cervicale. Si ritiene, pertanto, che possa essere considerato molto
attendibile un nesso di causalità tra le lesioni lamentate e le modalità del trauma.

Con riferimento, invece, alla disfunzione dell'articolazione tempora -
mandibolare, lo stesso C.T.U. ha ritenuto non sussistere un rapporto causale tra
tale patologia ed il trauma cervicale riportato da ????????? nel sinistro, in
considerazione del fatto che
"l'azione lesiva appare assolutamente inidonea a
produrre la disfunzione temporo - mandibolare ";
sempre a tal proposito, in sede
di chiarimenti, il C.T.U. ha, altresì, aggiunto: "Segnalo che il modesto trauma
indiretto a livello del rachide cervicale non appariva idoneo a determinare una
sublussazione mandibolare, ancorché documentata da visita specialistica e da
esame strumentale; si ritiene, pertanto, che tra
l'azione ed il fatto morboso
lamentato, oltretutto a distanza di parecchio tempo rispetto alla data del sinistro

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stradale, non esista alcuna relazione in quanto si tratta di pura concomitanza di
fatti accidentali o in quanto il trauma indiretto cervicale, per la verità modesto, è
servito soltanto a richiamare l'attenzione su di una malattia dovuta ad altra
causa ".

Con riferimento al rilievo del C.T.P. in merito alla non adeguata considerazione, da parte dell'Ausiliare del Giudice, del riscontrato "scivolamento dello spigolo somatico antero-superiore di C6", di cui alla documentazione medica in atti ed alla diagnosi effettuata, sulla persona di ???????????? , dai Sanitari del Nosocomio di Gela nell'immediatezza dei fatti, deve osservarsi che, al contrario, il C.T.U. - evidentemente in piena coerenza con quanto espressamente riferito dalla perizianda - fin dal primo degli elaborati redatti, indicati gli esiti delle lesioni personali sofferte dalla ricorrente nel sinistro di causa in "dolorabilità al collo e segni muscolo-scheletrici con iniziale limitazione articolare e dolorabilità regionale concomitante da preesistente sinostosi C5-C6", ha, quindi, aggiunto e precisato: "La suddetta sinostosi, evidenziata nei radiogrammi allegati agli atti, sicuramente preesistente al sinistro stradale per cui è causa, alterando la normale struttura anatomica del distretto interessato, ha potuto modificare la fisiologica modalità di reazione all'evento traumatico, anche se di non particolare entità, aggravandone così le conseguenze sia sul piano soggettivo che funzionale; successivamente, in sede di chiarimenti, il C.T.U., in proposito, ha ulteriormente precisato: "[...] la signora" ???????? "in età adolescenziale ha riportato un non meglio precisato trauma cervicale con schiacciamento di due vertebre cervicali, C5 e C6, con anchilosi dello spazio intervertebrale. Nel sinistro stradale per cui è causa, pertanto, non c'è stato alcuno scivolamento vertebrale né poteva esserci; probabilmente il radiologo non era stato informato dal punto di vista anamnestico della preesistenza, rispetto al trauma riportato nel sinistro per cui è causa, degli esiti di schiacciamento vertebrale C5, C6 con anchilosi ".

In conclusione, dunque, alla luce delle esaustive indicazioni offerte dal C.T.U.
- che, ripetesi, questo Giudice ritiene di condividere e fare proprie - il
ed. danno

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biologico subito da ????????????? (risarcibile indipendentemente dall'accertamento di un concreto pregiudizio della capacità di lavoro e di guadagno della danneggiata in quanto incidente sull'integrità psico - fisica della persona e collegato alla somma delle funzioni naturali aventi rilevanza biologica, sociale, culturale ed estetica), può essere liquidato nella somma, al valore attuale della moneta, di euro 2.415,54.

Ciò calcolando euro 42,06 per ogni giorno di inabilità temporanea assoluta - e,
quindi, euro
31,55 per ogni giorno di inabilità temporanea parziale al 75%, nonché
euro 21,03 per ogni giorno di inabilità temporanea parziale al 50% - facendo applicazione dei parametri di cui all'art. 139 del D.Lgs. n. 209/2005 (già previgente art. 5, II co., della L. 57/2001) come aggiornati per effetto del D.M. 24 giugno 2008, che tengono conto della natura ed entità delle lesioni e della durata della malattia, dell'entità dei residuati e dell'età del danneggiato al momento del sinistro, prendendo come punto di partenza il grado di invalidità minima dell'1% ed il valore economico ad esso attribuibile sul piano di un apprezzamento corrente di natura sia biologica che economica, in ragione di euro 720,95 per la fascia d'età più bassa, e che, inoltre, apportano a detto parametro di partenza (in base a coefficienti predeterminati, costituenti il risultato di una pluriennale elaborazione giurisprudenziale dei giudici di merito) una serie di correttivi, al fine di tener conto della complessiva misura dell'invalidità permanente accertata dal C.T.U. come riconducibile al sinistro, e dell'età del leso al momento del fatto dannoso, sulla scorta dell'osservazione, mutuata dalla scienza medica, per cui l'entità concreta delle limitazioni condizionanti l'esplicazione della vitalità di una persona nel campo del lavoro, dei rapporti sociali ed affettivi, delle attività culturali, di svago e sportive, cresce in misura più che aritmetica rispetto al crescere della misura dell'invalidità permanente.

Risultano documentate spese mediche per un importo complessivo di euro 112,33 che, sulla scorta delle valutazioni espresse dal C.T.U., possono ritenersi congrue e necessarie in relazione alle specifiche lesioni sofferte da ???????????? nel sinistro dedotto in lite; pertanto, con riferimento ai suddetti esborsi, da considerare quale voce del danno patrimoniale emergente, va disposto il rimborso a carico delle parti convenute, in solido tra loro.

Segnatamente, osserva questo Giudice che tra le cennate spese mediche, oggetto della condanna al rimborso, è stato compreso l'importo di euro 24,00 quale esborso sostenuto dalla ricorrente per l'esame radiologico eseguito su richiesta del C.T.U. (ricevuta n. 1454 del 03.10.2007). Sono stati, invece, esclusi sia l'importo di euro 40,21 versato da ????????????? per "ortopanoramica delle arcate dentarie", sia la somma di euro 1.201,81, portata dalla ricevuta n. 119 del 04.04.2006, recante, come causale, "trattamento gnatologico con placca ... "; tanto alla luce delle conclusioni rassegnate dal C.T.U. il quale, con specifico riferimento agli esborsi documentate in atti, ha così osservato: "Le spese mediche sostenute per la disfunzione temporo - mandibolare non hanno attinenza con le lesioni riportate nel sinistro per cui è causa".

La ricorrente, oltre al risarcimento del cd. danno biologico (danno non patrimoniale per lesione dell'integrità psico-fisica), ha, altresì, chiesto il ristoro del danno morale, quale ulteriore voce del danno non patrimoniale e tradizionalmente indicato come pretium doloris.

Orbene, in proposito, deve osservarsi che, di recente, le Sezioni Unite della Suprema Corte, con Sentenza n. 26972 dell'11 novembre 2008, hanno evidenziato che "il risarcimento del danno alla persona deve essere integrale, nel senso che deve ristorare interamente il pregiudizio, ma non oltre. Si è [...] precisato che il danno non patrimoniale di cui all'art. 2059 ce. , identificandosi con il danno determinato dalla lesione di interessi inerenti la persona non connotati da rilevanza economica, costituisce categoria unitaria non suscettiva di suddivisione in sottocategorie. Il riferimento a determinati tipi di pregiudizio, in vario modo denominati (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale), risponde ad esigenze descrittive, ma non implica il riconoscimento di distinte categorie di danno. È compito del giudice accertare l'effettiva consistenza del pregiudizio allegato, a prescindere dal nome attribuitogli, individuando quali  ripercussioni negative sul valore-uomo si siano verificate e provvedendo alla loro
integrale riparazione ".

Hanno chiarito, infatti, le Sezioni Unite che "non emergono, nell'ambito della categoria generale "danno non patrimoniale", distinte sottocategorie, ma si concretizzano soltanto specifici casi determinati dalla legge, al massimo livello costituito dalla Costituzione, di riparazione del danno non patrimoniale. E solo a fini descrittivi che, in dette ipotesi, come avviene, ad esempio, nel caso di lesione del diritto alla salute (art. 32 Cost.), si impiega un nome, parlando di danno biologico. Ci si riferisce in tal modo ad una figura che ha avuto espresso riconoscimento normativo negli artt. 138 e 139 dlgs. n. 209/2005, recante il Codice delle assicurazioni private, che individuano il danno biologico nella "lesione temporanea o permanente all'integrità psicofisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale che esplica un'incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di reddito ", e ne danno una definizione suscettiva di generale applicazione, in quanto recepisce i risultati ormai definitivamente acquisiti di una lunga elaborazione dottrinale e giurisprudenziale. Ed è ancora a fini descrittivi che, nel caso di lesione dei diritti della famiglia (artt. 2, 29 e 30 Cost.), si utilizza la sintetica definizione di danno da perdita del rapporto parentale. In tal senso, e cioè come mera sintesi descrittiva, vanno intese le distinte denominazioni (danno morale, danno biologico, danno da perdita del rapporto parentale) adottate dalle sentenze gemelle del 2003, e recepite dalla sentenza n. 233/2003 della Corte costituzionale " .

Hanno aggiunto, ancora, le Sezioni Unite della Suprema Corte: "viene in primo luogo in considerazione ...la sofferenza morale. Definitivamente accantonata la figura del ed. danno morale soggettivo, la sofferenza morale, senza ulteriori connotazioni in termini di durata, integra pregiudizio non patrimoniale. Deve tuttavia trattarsi di sofferenza soggettiva in sé considerata, non come componente di più complesso pregiudizio non patrimoniale. Ricorre il primo caso ove sia allegato il turbamento dell'animo, il dolore intimo sofferti, ad esempio, dalla persona diffamata o lesa nella identità personale, senza lamentare degenerazioni patologiche della sofferenza. Ove siano dedotte siffatte conseguenze, si rientra nell'area del danno biologico, del quale ogni sofferenza, fìsica o psichica, per sua natura intrinseca costituisce componente. Determina, quindi, duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale nei suindicati termini inteso, sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo. Esclusa la praticabilità di tale operazione, dovrà il giudice, qualora si avvalga delle note tabelle, procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando nella loro effettiva consistenza le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza. Egualmente determina duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno morale, nella sua rinnovata configurazione, e del danno da perdita del rapporto parentale, poiché la sofferenza patita nel momento in cui la perdita è percepita e quella che accompagna l'esistenza del soggetto che l'ha subita altro non sono che componenti del complesso pregiudizio, che va integralmente ed unitariamente ristorato. Possono costituire solo "voci " del danno  biologico nel suo aspetto dinamico,  nel quale, per consolidata opinione, è ormai assorbito il ed. danno alla vita di relazione, i pregiudizi di tipo esistenziale concernenti aspetti relazionali della vita,  conseguenti a lesioni dell'integrità psicofisica, sicché darebbe luogo a duplicazione la loro distinta riparazione. Certamente incluso nel danno biologico, se derivante da lesione dell'integrità psicofisica, è il pregiudizio da perdita o compromissione della sessualità, del quale non può, a pena di incorrere in duplicazione risarcitoria, darsi separalo indennizzo (diversamente da quanto affermato dalla sentenza n. 2311/2007,  che lo eleva a danno esistenziale autonomo).  Ed egualmente si avrebbe duplicazione nel caso in cui il pregiudizio consistente nella alterazione fisica di tipo estetico fosse liquidato separatamente e non come "voce " del danno biologico, che il ed. danno estetico pacificamente incorpora".

 

(PROSEGUE OLTRE)



 


Ha soggiunto, poi, il Supremo Collegio: "// danno non patrimoniale quando  sia  determinato  dalla  lesione  di diritti  inviolabili  della persona 
costituisce danno conseguenza (Cass. n. 8827 e n. 8828/2003; n. 16004/2003)      
che deve essere allegato e provato. Va disattesa, infatti, la tesi che identifica il
danno con l'evento dannoso, parlando di "
danno evento ". La tesi, enunciata dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 184/1986, è stata infatti superata dalla successiva sentenza n. 372/1994, seguita da questa Corte con le sentenze gemelle del 2003. E del pari da respingere è la variante costituita dall'affermazione che nel caso di lesione di valori della persona il danno sarebbe in re ipsa, perché la tesi snatura  la funzione del risarcimento,   che  verrebbe  concesso  non  in conseguenza dell'effettivo accertamento di un danno, ma quale pena privata per un comportamento lesivo. Per quanto concerne i mezzi di prova, per il danno biologico la vigente normativa (arti. 138 e 139 d. Igs. n. 209/2005) richiede l'accertamento   medico-legale.   Si   tratta   del   mezzo   di   indagine   al   quale correntemente si ricorre, ma la norma non lo eleva a strumento esclusivo e necessario. Così come è nei poteri del giudice disattendere, motivatamente, le opinioni  del  consulente   tecnico,   del pari   il giudice potrà  non   disporre l'accertamento medicolegale, non solo nel caso in cui l'indagine diretta sulla persona non sia possibile (perché deceduta o per altre cause), ma anche quando lo ritenga, motivatamente, superfluo, e porre a fondamento della sua decisione tutti gli altri elementi utili acquisiti al processo (documenti, testimonianze), avvalersi delle nozioni di comune esperienza e delle presunzioni. Per gli altri pregiudizi   non  patrimoniali potrà farsi   ricorso   alla  prova   testimoniale, documentale e presuntiva. Attenendo il pregiudizio (non biologico) ad un bene immateriale, il ricorso alla prova presuntiva è destinato ad assumere particolare rilievo, e potrà costituire anche l'unica fonte per la formazione del convincimento del giudice, non trattandosi di mezzo di prova di rango inferiore agli altri (v., tra le tante, sent. n. 9834/2002). Il danneggiato dovrà tuttavia allegare tutti gli elementi  che,   nella  concreta fattispecie,   siano   idonei  a fornire   la  serie concatenata di fatti noti che consentano di risalire al fatto ignoto".

Ora, è certo, noto che, all'indomani della pronuncia innanzi richiamata, molti commentatori hanno colto, nell'argomentare delle Sezioni Unite, la volontà di decretare il "tramonto" della categoria del ed. danno morale soggettivo, come componente "autonoma" del pregiudizio non patrimoniale risarcibile, distinta dal danno da lesione dell'integrità psico-fisica.

Ciò, in netta cesura con numerosi, precedenti pronunciamenti della Suprema Corte che, pure, avevano posto l'accento proprio sul rilievo autonomo di tale voce
di danno non patrimoniale. Basti ricordare che, con la Sentenza n. 8827 del 31 maggio 2003, i Giudici di legittimità avevano ribadito l'opportunità di distinguere "tra quanto va riconosciuto a titolo di danno morale soggettivo e quanto a titolo di ristoro dei pregiudizi ulteriori e diversi dalla mera sofferenza psichica, ovvero quanto deve essere liquidato a titolo di risarcimento del danno biologico in senso stretto (se una lesione dell 'integrità psico-fìsica sia riscontrata/
''; ed, ancora, da ultimo, con la Sentenza n. 6288 del 10 marzo 2008, la Terza Sezione della Suprema Corte, perorando una "valutazione concreta e circostanziata del danno morale'", aveva rilevato che "la sfera della integrità morale (art. 2 e 3 della Costituzione come dignità e pari dignità) è ontologicamente diversa dalla sfera individuale della salute (art. 32 Cosi.), ma non è di minor valore risarcitorio (inteso da alcuni giudici del merito come valore quota, per agevolare la rapidità dei calcoli), posto che la Costituzione non prevede il maggior valore della salute rispetto alla menomazione della sfera morale".

Orbene, proprio alla luce dei reiterati pronunciamenti della Suprema Corte in tema di danno morale soggettivo, ritiene questo Giudice che il passaggio della Sentenza delle Sezioni Unite nel quale è dato leggere: "determina ... duplicazion di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale ... sovente liquidato in percentuale (da un terzo alla metà) del primo''' non possa essere inteso come volontà di escludere l'autonoma rilevanza del danno morale soggettivo, quale componente del danno non patrimoniale.

Invero, da un'attenta lettura della citata sentenza, è dato ricavare che la duplicazione cui fanno riferimento e che mirano a scongiurare le Sezioni Unite  della Suprema Corte è riferibile alle sole ipotesi di interazione fra danno morale e danno (biologico) per lesione deirintegrità psichica, che ricorre allorquando si abbia una degenerazione patologica della sofferenza.

Ed, infatti, ha certo un senso che, ai fini della quantificazione del danno risarcibile, la sofferenza patita dalla vittima di un illecito, ove degenerata in vera e propria patologia, non possa venire in considerazione, in tale sua "consistenza", due volte, ovvero sia come pretium doloris che come lesione dell'integrità psichica.

Al  contrario,  tuttavia,  allorquando  l'illecito  altrui   si  atteggi  come  fatto astrattamente integrante gli estremi di un reato, e tale, per le sue concrete modalità, da cagionare non solo la lesione dell'integrità fisica ma anche la distinta e concorrente menomazione della sfera morale del leso, allora non vi è ragione alcuna perché non debba assicurarsi, alla vittima dell'illecito, la reintegrazione, per equivalente  monetario,  dell'intera  sfera  personale,  in  entrambe  le  sue componenti.

            Pertanto, nella concreta vicenda all'attenzione, riscontrandosi, nel fatto dedotto in lite, tutti gli elementi costitutivi del reato di lesioni colpose disciplinato dall'art. 590 c.p., ancorché solo astrattamente qualificabile come illecito penale ai fini che qui interessano, indipendentemente dalla sua concreta punibilità, alla ricorrente compete anche il ristoro del danno morale soggettivo, che, in via equitativa, può liquidarsi nella somma, al valore attuale della moneta, di euro 800,00, tenuto conto delle concrete modalità dell'illecito, della natura delle lesioni subite da ???????????? per effetto di tale condotta illecita, nonché della durata della malattia e dell'entità dei postumi permanenti che ne sono seguiti.

In definitiva, dunque, a ????????????? , a titolo di ristoro dei danni sofferti in conseguenza del sinistro occorso in data 20 agosto 2005, va accordato l'importo complessivo - al valore attuale della moneta - di euro 3.327,87.

Oltre alla rivalutazione del credito, già riconosciuta, la ricorrente ha chiesto anche l'attribuzione degli interessi legali con decorrenza dalla data del fatto.

18


Osserva questo Giudice che detta domanda può essere accolta nei limiti dell'orientamento espresso dalla Suprema Corte con la Sentenza, a Sezioni Unite,
n.
1712 del 17 febbraio 1995.

Tale sentenza, infatti, da un lato, richiamando il combinato disposto degli artt. 2056 e 1223 ce, riconosce, in caso di ristoro per equivalente del danno da fatto illecito, la risarcibilità del danno derivante da ritardo e, dunque, dal mancato godimento dell'equivalente monetario del bene perduto (lucro cessante) "per tutto il tempo che intercorre fra il fatto e la sua liquidazione", danno liquidabile anche con l'attribuzione di interessi, e, dall'altro, esclude che si possa assumere, a base di calcolo di tale danno, la somma liquidata come capitale nella misura rivalutata definitivamente al momento della pronuncia.

Segnatamente, con riferimento agli effetti negativi della svalutazione monetaria sulla base di calcolo degli interessi, la Corte ha affermato che, nell'ambito della valutazione equitativa compiuta ai fini del ristoro del danno da lucro cessante e nei casi in cui vi sia un intervallo di tempo consistente tra l'illecito ed il suo risarcimento, "può tenersi conto (...) del graduale mutamento del potere di acquisto della moneta, calcolando gli interessi (per esempio, anno per anno) sul valore della somma via via rivalutata nell'arco del suddetto ritardo, oppure calcolando indici medi di rivalutazione".

Ritiene, dunque, questo Giudice che - in ossequio alle predette indicazioni offerte dalle Sezioni Unite della Suprema Corte - gli interessi legali dovuti all'istante andranno calcolati sulla sorte capitale liquidata a titolo di ristoro del danno, devalutata alla data del sinistro e, poi, rivalutata, anno per anno, fino alla data della presente pronuncia.

Per quanto attiene, infine, al periodo intercorrente tra la data della presente decisione e la data dell'effettivo pagamento, sul totale delle somme liquidate dovranno corrispondersi, in applicazione dell'art. 1282 ce, gli interessi annui al tasso legale, atteso che la sentenza di liquidazione del danno da illecito attribuisce al quantum dovuto la natura di debito di valuta.

19


????????????????????????????????????

Alla soccombenza consegue la condanna di ??????? e della ?????? Assicurazioni S.p.A., in solido tra loro, alla rifusione, in favore della ricorrente,
delle spese del presente giudizio, nella misura liquidata in dispositivo.

P.Q.M.

Il Tribunale di Gela, in persona del Giudice Unico Dott.ssa Clelia Buonocore, definitivamente pronunciando nel giudizio iscritto al N. ????????? R.G., promosso da ?????????? nei confronti di ??????????? e della ??????? Assicurazioni S.p.A., ogni diversa istanza, eccezione e deduzione disattesa, così provvede:

-         Dichiara che il sinistro di cui in ricorso si è verificato per colpa esclusiva di ??? , conducente e proprietario della Fiat Punto tg. ???, assicurata per la r.c. presso la ??? Assicurazioni S.p.A..

-          Per l'effetto, condanna ??? e la ??? Assicurazioni S.p.A., in solido tra loro, a pagare, in favore di ?????? , a titolo di ristoro dei danni sofferti nel predetto sinistro, la complessiva somma, al valore attuale della moneta, di euro 3.327,87, nonché gli interessi legali dalla data del fatto alla presente decisione, calcolati sul capitale innanzi liquidato, devalutato alla data del sinistro e, poi, rivalutato anno per anno in applicazione degli indici Istat, ed, infine, sul totale degli importi di cui innanzi, gli interessi legali dalla data della presente decisione a quella dell'effettivo pagamento.
- Condanna ??? e la  ??? Assicurazioni S.p.A., in solido tra loro, alla rifusione, in favore di ??????  , delle spese del presente giudizio, che liquida in complessivi euro 1.928,83, di cui euro  235,83 per esborsi, euro 783,00 per diritti ed euro 910,00 per onorari, oltre rimborso spese generali, IVA e CPA come per legge.
Così deciso, in Gela, all'udienza del 23 aprile 2009.

-                                                                                        Il giudice

                                                                        Dott.ssa Clelia Buonocore

 
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